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Il Salento

Copertino

Il Mare come Orizzonte

Chi è nato in questo estremo lembo d’Italia difficilmente sa immaginare l’esistenza di un paesaggio senza vigne e senza mare, tanto è ricco il Salento di questa coltura che arriva, a volte, sino ai margini degli arenili.

Il Salento, la vecchia Messapia, è una terra quasi tutta piana, tutta marina, una lingua di terra fra due mari. Un mondo di pietre che trova testimonianze a partire da un’architettura naturale in pietra a secco dei muri e delle caseddhe, antichi ricoveri contadini, sino al patrimonio monumentale delle chiese, delle cattedrali e dei castelli.

Lecce, capitale del Barocco, conserva la massima espressione della lavorazione della docile pietra leccese, ricamata da mani d’artista.
In tutto il Salento si possono ammirare i colori cangianti dal verde argenteo degli ulivi secolari alla policromia della vegetazione della macchia mediterranea, tutta su suolo ingrato, sino al grigio color cenere dei terreni mediamente fertili e alla terra rossa, poco più di qualche palmo di ruggine posto sulla roccia calcarea.

I colori ed i sapori infiniti delle sue produzioni esprimono una specifica identità legata ai benefici naturali del territorio.

Copertino

Una Terra di Santi, Artisti e Vini

Storie di latifondo, terre feudali, uomini illustri e vere reliquie architettoniche, che hanno resistito al passare dei secoli, costituiscono per la città di Copertino un patrimonio culturale di notevole valore per il territorio. Convertino o Cupertino ha dato i natali a uomini illustri come fra’ Giuseppe Desa, Evangelista Menga e Gianserio Strafella. Il più noto è fra’ Giuseppe, famoso asceta elevato agli onori degli altari con il nome di San Giuseppe da Copertino, il Santo dei voli, il quale con le sue estasi, le sue profezie e la sua forza taumaturgica portò al risveglio di una vita cristiana per quei tempi bui.

L’architetto militare Evangelista Menga lega il suo nome al Castello di Copertino, il quale rimane una superba opera architettonica meglio conservata tra tutti i castelli feudali. Lo stesso Castello conserva tuttora, nella Cappella di San Marco, gli affreschi dell’artista copertinese Gianserio Strafella. Le prime testimonianze della viticoltura risalgono all’inizio del ‘500 e i vini dell’esteso comprensorio del feudo di Copertino erano rinomati quanto lo stesso Castello di Cupertino, dimora di regine, principesse e uomini d’armi.

I vini allietavano non solo la vita brillante dai Brienne ai D’Enghien, ai Castriota, ma servivano a dissetare gli uomini a guardia della fortezza da frequenti attacchi di nemici ed a soddisfare un buon commercio dell’epoca. Copertino produce i vini tra i più noti della Puglia. I vincoli previsti dal disciplinare di produzione del Copertino riguardano il vitigno più importante che la Puglia possiede: il Negroamaro.

Il suolo, il clima

Il comprensorio di Copertino possiede, come buona parte del Salento, terre a struttura argillosa, di varia composizione poste al di sopra della pietra calcarea dura o tufacea, di media fertilità, in zona pianeggiante: dai 30 ai 60 metri sul livello del mare.
Il clima è tipicamente mediterraneo, con inverni miti ed estati calde, sul quale gioca un ruolo essenziale l’effetto moderante del mare. Le precipitazioni sono scarse, quasi 400 mm di acqua nel corso dell’anno.
La viticoltura della piana messapica ha trovato in queste condizioni un ambiente comunque favorevole alle sue varietà, forte di un sistema di allevamento, l’alberello, capace di equilibrare anche le annate più siccitose e sostenendo al meglio l’espressione varietale. I vini così prodotti esprimono tutta la loro ricchezza ed il fruttato, tipico della varietà.